EPATITE C e NUOVI FARMACI: NON ASPETTARE CHE LA MALATTIA DIVENTI AVANZATA!

I nuovi farmaci anti-epatite C (detti ANTIVIRALI AD AZIONE DIRETTA – DAAs) vengono considerati rivoluzionari, in quanto l’HCV interessa milioni di persone nel mondo, ed i farmaci in questione possono curare il 99% dei pazienti in 12 settimane (talvolta anche 8).

Solamente in pochissimi casi i DAAs deludono le aspettative.

E’ verosimile che si tratti di casi di cirrosi da HCV, non necessariamente in aperto scompenso, che, per così dire, “hanno raggiunto un punto di non ritorno”, a dispetto di qualsiasi trattamento farmacologico moderno e efficace.

SONO CASI IN CUI SI E’ INTERVENUTI CON I NUOVI FARMACI TROPPO TARDI!

Un caso di maggiore attenzione sarebbe quello di coinfezione con HBV, dato che diversi rapporti indicano che i nuovi farmaci potrebbero causare una riattivazione di questo virus.

In alcuni di questi casi, di confezione HCV-HBV, si potrebbe prospettare la necessità di iniziare contemporaneamente i due trattamenti, contro entrambi i virus, come già si fa per la confezione HCV-HIV.

E’ anche per le sopraesposte considerazioni che siamo tra coloro che sostengono che bisognerebbe intervenire anche in stadi più precoci della malattia, risorse economiche e costi permettendo.  

L’evoluzione dell’epatite cronica C, anche in casi che si presentano “lievi”, non è ben prevedibile e talvolta, senza un motivo apparente, subisce brusche accelerazioni verso gli stadi più avanzati.

                                                                                                                                                              A.F.

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