PERICOLI E DANNI ALLA SALUTE DA USO VOLUTTUARIO DELLA CANNABIS -Sintesi da revisioni sistematiche

Un sovradosaggio di cannabis (overdose) non provoca depressione respiratoria, che invece può avvenire con l’uso di oppiodi (causa di morte più frequente da questa categoria di sostanze).

Tuttavia un modesto numero di decessi da causa cardiovascolare o stroke (ictus) sono stati attribuiti a un uso prolungato e ad alte dosi di cannabis.

Anche una sindrome da iperemesi (vomito) è ascrivibile alla cannabis e deve essere tenuta presente, in diagnosi differenziale, nel paziente con vomito cronico apparentemente funzionale (ove non si riscontri una causa organica documentabile, talvolta anche con gli esami più approfonditi). La sindrome da iperemesi da dosaggi elevati di cannabis deve essere sospettata e riconosciuta perché può portare a disidratazione e a malnutrizione, anche gravi.

La cannabis può produrre effetti avversi che comprendono:

  • Ansia
  • Depressione
  • Sintomi psicotici (v. oltre)
  • Sintomi avversi cardiovascolari
  • Sintomi avversi gastrointestinali

La cannabis produce compromissione acuta dose-dipendente delle funzioni cognitive e delle performance psicomotorie, le quali possono contribuire a causare incidenti stradali e sul lavoro.

La relazione tra le concentrazioni ematiche di tetraidrocannabinolo (THC) e la compromissione cognitiva è complessa; ci sono studi che dimostrano che la compromissione è più marcata nella fase in cui il THC tende a calare nel sangue.

Studi epidemiologici mostrano una modesta* associazione tra marcatori di un recente uso di cannabis e il rischio di un incidente (rischio relativo [RR] = 1,3-2), che è molto meno del rischio derivante dall’alcol (RR = 5-10).

* ndr: un RR di 2 non è a mio avviso tanto modesto, perché significa il doppio rispetto a chi non ha assunto la sostanza.

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Gravidanza

La cannabis durante la gravidanza può influenzare negativamente lo sviluppo fetale. Vi sono evidenze indicanti che riduce lievemente il peso alla nascita (a prescindere dall’uso di tabacco).

Dipendenza

Le persone che fanno uso regolare di cannabis possono sviluppare dipendenza nei confronti della sostanza. Lo si vede nella difficoltà che hanno queste persone nel ridurre la dose o nell’interrompere del tutto l’uso della cannabis quando questa causa dei danni.

Può essere utile trattare la dipendenza dalla cannabis con il counselling, cosa che avviene in alcune nazioni.

Negli Stati uniti uno studio, peraltro non recente, stimava che la dipendenza da cannabis interessasse da 1 a 2% della popolazione adulta nell’anno precedente l’intervista e da 4 a 8% considerando tutto l’arco della vita.

Tra le persone che avevano provato la cannabis almeno una volta, il 9% sviluppava dipendenza.

Per la nicotina questo dato era del 32%, per l’eroina del 23%, per la cocaina del 17%, per l’alcol del 15%.

Se una persona ha usato cannabis 100 volte o più, il rischio di dipendenza sale però a 20-30% e può essere ancora più alto per coloro che usano prodotti di cannabis ad alta potenza.

Uno studio ha stimato che se l’uso quotidiano di cannabis è cominciato in età giovanile il rischio di dipendenza è del 40%.

E’ bene sottolineare che le ricerche che hanno studiato la dipendenza da cannabis ne hanno probabilmente sottostimato il rischio, se si considera il diffondersi globale di prodotti sempre più potenti.

Adolescenti

Gli adolescenti che usano cannabis sviluppano più facilmente degli adulti:

  • Dipendenza
  • Compromissione cognitiva

Inoltre:

  • Sono più soggetti ad abbandono scolastico precoce
  • È più facile che usino altre sostanze d’abuso illegali
  • Vanno incontro più facilmente a
    • Schizofrenia
    • Disordini affettivi
    • Pensieri suicidiari

E’ però incerto se la cannabis sia realmente la causa dei sopraindicati effetti (negli adolescenti) oppure se essi riflettano rischi genetici in comune, in altri termini, una base genetica comune, oppure ancora l’uso di altre droghe o infine semplici caratteristiche personali.

Impatto sulla salute fisica

Se l’uso regolare di cannabis per anni comprometta la salute fisica non è stato ben chiarito.

Sono pochi gli utilizzatori di cannabis che l’hanno usata per l’arco della vita adulta e molti di questi hanno usato anche fumo (tabacco) e alcol.

  • La bronchite cronica è la malattia che si riscontra più frequentemente negli utilizzatori di cannabis.
  • Rischio di cancro, in particolare per il polmone. Il fumo di cannabis contiene carcinogeni in concentrazione simile a quella del fumo di tabacco, ma è difficile individuare un rischio aumentato di cancro del polmone per la cannabis, probabilmente perché chi fuma cannabis lo fa meno spesso rispetto a chi fuma sigarette di tabacco e (forse) inala meno il fumo.
  • In base a delle casistiche si può desumere che i forti fumatori di cannabis hanno un aumento di rischio di infarto miocardico e di stroke; ed anche di sindrome da iperemesi (vomito cronico senza lesioni organiche del tubo digerente).

Nel progetto GLOBAL BURDEN OF DISEASE (GBD)*, risulta che l’uso regolare di cannabis produce molto meno danno dell’uso regolare di alcol e di tabacco. Tuttavia, a quanto pare, tale danno non è trascurabile.

*  GBD Project. Potremmo tradurre: ricerca sull’impatto globale delle malattie e degli infortuni, con rilevamento di mortalità, disabilità, fattori di rischio; vi collaborano migliaia di ricercatori da 145 nazioni del mondo e viene periodicamente aggiornato.

A fronte di questi dati, qui sintetizzati, provenienti da centinaia, migliaia di studi sull’argomento, in molte nazioni del mondo, restano aperti dibattito e diatriba sul piano legislativo riguardo al vietare o meno negli adulti l’uso di cannabis a scopo ricreativo; altro orientamento, spesso prevalente: che solo i pazienti seriamente ammalati possano legalmente accedere alla cannabis con intento terapeutico.

Tratto liberamente dalla rivista medico-scientifica The Lancet

                                                                                                                                              Dr. A.F.

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