Il crescente problema della Solitudine

 

Immaginiamo una condizione che fa diventare le persone irritabili, depresse, ed egocentriche e che è associata all’aumento del 26% di rischio di mortalità prematura.

Immaginiamo anche che nei paesi industrializzati circa un terzo delle persone è affatto da questa condizione, con 1  persona su 12 affetta gravemente, e che queste proporzioni sono in aumento.

Reddito, istruzione, sesso ed etnia non sono fattori di protezione, e la condizione è contagiosa.

Gli effetti della condizione non sono attribuibili ad alcune peculiarità del carattere di un sottoinsieme di individui, ma sono il risultato di una condizione che colpisce la gente comune. Una tale condizione esiste – Solitudine. (1-3) La Solitudine è spesso stigmatizzata, banalizzata o ignorata, ma – con il rapido aumento del numero di anziani nei paesi industrializzati, l’aumentata probabilità di morte prematura e gli effetti deleteri della solitudine che sono stati identificati in alcuni studi con modelli animali e in alcune indagini  longitudinali con esseri umani – la solitudine sta emergendo come un problema di salute pubblica. (4) I medici stanno incontrando questa condizione nei loro pazienti, ma molti non hanno le informazioni necessarie per trattare in maniera efficace la solitudine nei loro pazienti. La solitudine è stata associata con l’oggettivo isolamento sociale, la depressione, l’introversione, o le scarse abilità sociali. Tuttavia, alcuni studi hanno dimostrato che queste caratterizzazioni non sono corrette, e che la solitudine è una condizione unica in cui un individuo si percepisce come socialmente isolato anche quando si trova in mezzo ad altre persone. Inoltre, gli studi con modelli animali e le indagini  longitudinali con esseri umani indicano che gli effetti deleteri della solitudine non sono circoscrivibili ad alcune categorie di persone che sono oggettivamente sole, ma sono dovuti agli effetti della solitudine sulle persone comuni. (1.5.6.) Esistono misure rapide e valide che possono diagnosticare se un paziente ha livelli anormalmente alti di solitudine e, sebbene i cosiddetti “trattamenti del buon senso” (ad esempio la formazione sulle abilità sociali, e le disposizioni per il sostegno e il contatto sociale) si siano dimostrati inefficaci, sta aumentando la disponibilità di programmi comunitari, interventi comportamentali e risorse online per affrontare il problema della solitudine. La solitudine è un problema di salute pubblica che può essere in gran parte risolto nel corso della nostra vita, ma ciò richiederà il pieno coinvolgimento e il sostegno della comunità medica. Sono in gioco la salute fisica e mentale di un numero crescente di individui affetti e delle loro famiglie e amici.

Lancet, Vol.391 – N. 10119 – Febr. 2018 (pg. 426)

John T Cacioppo, Stephanie Cacioppo

Center for Cognitive and social Neuroscience,

Pritzker School of Medicine, University of Chicago,

Chicago, IL 60637, USA

Bibliografia

  1. Cacioppo JT, Cacioppo S, Capitanio JP, Cole SW.

The neuroendocrinology of social isolation.  Annu Rev Psychol; 66: 733-67.

  1. Miller G. Scoial neuroscience. Why loneliness is hazardous to your health.

         Science 2011; 331: 138-40.

  1. Holt-Lunstad J, Smith TB. Loneliness and social isolation as risk factors for CDV: implications for evidence-based patient care and scientific inquiry.  Heart 2016; 102: 987-89.
  1. Murthy V. Work and the loneliness epidemic. Harvard Business Review (Brighton). Sept 28, 2017. https://hbr.org/cover-story/2017//09/work-and-the-loneliness-epidemic (accessed Nov 30,2017).
  1. Cacioppo S, Capitanio JP, CAcioppo JT. Toward a neurology of loneliness. Psychol Bull 2014; 140: 1464-504.
  1. Cole S, Capitanio JP, Chun K, Arevalo JM, Ma J, Cacioppo JT. Myeloid differentiation architecture of leukocyte transcriptome dynamics in perceived social isolation.

          Proc Natl Acad Sci U S A 2015; 112: 15142-47.

  1. Hughes ME, Waite LJ, Hawkley LC, Cacioppo JT. A short Scale for measuring loneliness in large surveys; results form two population-based studies. Res Aging 2004; 26: 655-72
  1. Masi CM, Chen HY, Hawkley LC, Cacioppo JT. A meta-analysis of interventions to reduce loneliness. Pers Soc Psychol Rev 2013; 15: 219-66

Tradotto dalla Dr.ssa Stefania Paparella, Psicologa Clinica

e discusso con il Dr. Alberto Frosi

Il breve articolo contiene più di un messaggio importante (specie se si fa riferimento anche alla bibliografia).

Tra questi, quello che ci sembra più innovativo è il riconoscimento, da parte della comunità scientifica, del nesso molto stretto tra la condizione sociale dell’individuo e quella psichica e quella fisica. E’ il caso particolare della solitudine ma estensibile a altre condizioni di disagio e malattia.

Trattasi di una visione che, a nostro avviso, può essere accostata a quella che oggi si chiama SINDEMICA.

La SINDEMICA è un modello di salute che si concentra sul complesso bio-sociale, che consiste nell’interazione, nella co-presenza, o sequenza di malattie e i fattori sociali e ambientali che promuovono e incrementano gli effetti negativi dei rapporti vicendevoli tra le malattie stesse.

Questo modello supera la storica (classica) interpretazione delle malattie come entità distinte in natura, separate da altre malattie e indipendenti dal contesto sociale nel quale si trovano. Al contrario, tutti questi fattori tendono a interagire sinergicamente in modi vari e consequenziali, avendo un impatto sostanziale sulla salute degli individui e dell’intera popolazione.

E’ un nuovo paradigma in medicina, che è auspicabile venga accolto in modo diffuso dai tecnici della salute.  Lancet, Vol. 389 – N. 10072 – March 2017 (Syndemics Series)

Per quanto ci concerne, esso non rappresenta una novità assoluta in quanto la nostra impostazione si è da sempre ispirata a una visione unitaria e complessa dell’insieme corpo-mente-società.

 Dr. Alberto Frosi

 Studio di Medicina Interna, Gastroenterologia, Epatologia;

 Medicina Psicosomatica; Psicologia Clinica; Psichiatria

 Via Oslavia 56, Sesto San Giovanni (MI)

 

 

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